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Una frase al giorno...
Il grand'uomo ha due cuori:
l'uno sanguina,l'altro sopporta

-Kahlil Gibran


________________
DISCLAIMER
________________

IL PROVERBIO DEL MESE:

DICEMBRE

"Dicembre gelato

non va disprezzato"

NOVEMBRE

"Novembre va in montangna

e abbacchia la castagna"

OTTOBRE

"Ottobre piovoso,

campo prosperoso."

SETTEMBRE

"Aria settembrina fresco la sera

e fresco la mattina."

AGOSTO

"La prima pioggia di agosto

rinfresca il bosco"

LUGLIO
"Luglio soleggiato, vino a

buon mercato"

GIUGNO

"Giugno la falce in pugno"

MAGGIO

"Chi pota di maggio e zappa di agosto

non raccoglie né pane né mosto"
APRILE
"Aprile carciofaio,maggio cilegiaio"

MARZO

"Chi nel marzo non pota la sua vigna,

perde la vendemmia" 

FEBBRAIO

"Non c'è carnevale senza

luna di Febbraio"

GENNAIO

"Gennaio rigoroso anno felice"

UN FRUTTO AL MESE:

DICEMBRE

NOVEMBRE

OTTOBRE

 

SETTEMBRE

AGOSTO

LUGLIO

GIUGNO

MAGGIO

APRILE

MARZO

FEBBRAIO

GENNAIO

UN FIORE AL MESE:

DICEMBRE

NOVEMBRE

OTTOBRE

SETTEMBRE

AGOSTO

LUGLIO

GIUGNO

MAGGIO

APRILE


MARZO

 

FEBBRAIO


GENNAIO

DICEMBRE

NOVEMBRE

OTTOBRE

SETTEMBRE

AGOSTO

 

LUGLIO

 

 

 

 

 

 

GIUGNO

MAGGIO

APRILE

MARZO

SOCIETA'
Apologo sull’ onestà
8 gennaio 2014

 C’era un paese che si reggeva sull' illecito. Non che mancassero leleggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più omeno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numerodi centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne avevabisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è piùcapaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano averesolo illecitamente cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favoriilleciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori in genere già avevafatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultavaun sistema economico in qualche modo circolare e non privo d’una sua armonia.

Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non erasfiorato da alcun senso di colpa, perché per la propria morale interna ciò cheera fatto nell’interesse del gruppo era lecito; anzi, benemerito: in quantoogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalitàformale quindi non escludeva una superiore legalità sostanziale. Vero è che inogni transizione illecita a favore di entità collettive è usanza che una quotaparte resti in mano di singoli individui, come equa ricompensa delle indispensabiliprestazioni di procacciamento e mediazione: quindi l’illecito che per la moraleinterna del gruppo era lecito, portava con se una frangia di illecito anche perquella morale. Ma a guardar bene il privato che si trovava a intascare la suatangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro d’aver fatto agireil proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioèpoteva senza ipocrisia convincersi che la sua condotta era non solo lecita mabenemerita.

Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancioufficiale alimentato dalle imposte su ogni attività lecita, e finanziavalecitamente tutti coloro che lecitamente o illecitamente riuscivano a farsifinanziare. Perché in quel paese nessuno era disposto non diciamo a farebancarotta ma neppure a rimetterci di suo (e non si vede in nome di che cosa sisarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse) la finanza pubblicaserviva a integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delleattività che sempre in nome del bene comune s’erano distinte per via illecita.La riscossione delle tasse che in altre epoche e civiltà poteva ambire di farleva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza d’atto diforza (così come in certe località all’esazione da parte dello statos’aggiungeva quella d’organizzazioni gangsteristiche o mafiose), atto di forzacui il contribuente sottostava per evitare guai maggiori pur provando anzichéil sollievo della coscienza a posto la sensazione sgradevole d’una complicitàpassiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il privilegiodelle attività illecite, normalmente esentate da ogni imposta.

Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunaledecideva d’applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centrodi potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino a allora le lororagioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento dominante,anziché la soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto chesi trattasse d’un regolamento di conti d’un centro di potere contro un altrocentro di potere.
Cosicché era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltantocome armi tattiche e strategiche nelle battaglie intestine tra interessi illeciti,oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovesseroaccreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e d’interessiilleciti come tutti gli altri.

Naturalmente una tale situazione era propizia anche per le associazionia delinquere di tipo tradizionale che coi sequestri di persona e glisvaligiamenti di banche (e tante altre attività più modeste fino allo scippo inmotoretta) s’inserivano come un elemento d’imprevedibilità nella giostra deimiliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui primao poi certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita oillecita.

In opposizione al sistema guadagnavano terreno le organizzazionidel terrore che, usando quegli stessi metodi di finanziamento della tradizionefuorilegge, e con un ben dosato stillicidio d’ammazzamenti distribuiti tratutte le categorie di cittadini, illustri e oscuri, si proponevano come l’unicaalternativa globale al sistema. Ma il loro vero effetto sul sistema era quellodi rafforzarlo fino a diventarne il puntello indispensabile, confermandone laconvinzione d’essere il migliore sistema possibile e di non dover cambiare innulla.

Così tutte le forme d’illecito, da quelle più sornione a quellepiù feroci si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilità e compattezzae coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro vantaggiopratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza a posto.Avrebbero potuto dunque dirsi unanimemente felici, gli abitanti di quel paese,non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non sisapeva quale ruolo attribuire: gli onesti.

Erano costoro onesti non per qualche speciale ragione (nonpotevano richiamarsi a grandi principi, né patriottici né sociali né religiosi,che non avevano più corso), erano onesti per abitudine mentale, condizionamentocaratteriale, tic nervoso. Insomma non potevano farci niente se erano così, sele cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro,se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi checollegano il guadagno col lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propriaalla soddisfazione d’altre persone. In quel paese di gente che si sentivasempre con la coscienza a posto loro erano i soli a farsi sempre degliscrupoli, a chiedersi ogni momento cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano chefare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che trovanotroppo facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in malafede. Il poterenon lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per sé (almeno quelpotere che interessava agli altri); non si facevano illusioni che in altripaesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute più nascoste; in unasocietà migliore non speravano perché sapevano che il peggio è sempre piùprobabile.

Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione erapensare che così come in margine a tutte le società durante millenni s’eraperpetuata una controsocietà di malandrini, di tagliaborse, di ladruncoli, digabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna pretesa didiventare la società, ma solo di sopravvivere nelle pieghe della societàdominante e affermare il proprio modo d’esistere a dispetto dei principiconsacrati, e per questo aveva dato di sé (almeno se vista non troppo davicino) un’immagine libera e vitale, così la controsocietà degli onesti forsesarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costumecorrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità, di sentirsidissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito persignificare qualcosa d’essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosache le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato ancora detto eancora non sappiamo cos’è.

di ItaloCalvino, daRepubblica, 15 marzo 1980 e in“Romanzi e racconti, volume terzo, Racconti e apologhi sparsi”, Meridiani,Mondadori

DIARI
Percezioni...tutto per non cambiare niente
28 aprile 2013
"Bisogna cambiare tutto per non cambiare niente",così scriveva Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne "Il Gattopardo".La formazione del nuovo governo ha realizzato pienamente ciò che ha scritto Tomasi di Lampedusa,ingannando per l'ennesima volta gli italiani onesti,quelli che sono sempre andati a votare onestamente,quelli che lavorano onestamente,rispettano le leggi e pagano le tasse onestamente.


SOCIETA'
Dieci regole capaci di manipolare e controllare la mente
20 maggio 2012

1-La strategia della distrazione

 

L'elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l'attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico di interessarsi alle conoscenze essenziali, nell'area della scienza, l'economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. "Mantenere l'Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo "Armi silenziose per guerre tranquille").

 

2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni

 

Questo metodo è anche chiamato "problema- reazione- soluzione". Si crea un problema, una "situazione" prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

 

3- La strategia della gradualità

 

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E' in questo modo che condizioni socio-economiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

 

4- La strategia del differire

 

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come "dolorosa e necessaria", ottenendo l'accettazione pubblica, nel momento, per un'applicazione futura. E' più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che "tutto andrà meglio domani" e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all'idea del cambiamento e per accettarlo rassegnato quando arriverà il momento.

 

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini

 

La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, più si tende ad usare un tono infantile. Perché? "Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedere "Armi silenziosi per guerre tranquille").

 

6- Usare l'aspetto emotivo molto più della riflessione

 

Sfruttate l'emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un'analisi razionale e, infine, il senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del registro emotivo permette di aprire la porta d'accesso all'inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre determinati comportamenti....

 

7- Mantenere il pubblico nell'ignoranza e nella mediocrità

 

Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. "La qualità dell'educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell'ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia, e rimanga, impossibile da colmare dalle classi inferiori".

 

8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità

 

Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti...

 

9- Rafforzare l'auto-colpevolezza     

 

Far credere all'individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l'individuo si auto svaluta e s'incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l'inibizione della sua azione. E senza azione non c'è rivoluzione!

 

10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano

 

Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il "sistema" ha goduto di una conoscenza avanzata dell'essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l'individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.

-Noam Chomsky-

sentimenti
Volere bene...
12 marzo 2012

Volere bene senza pretendere nulla in cambio a volte 
è difficile che lo apprezzino e soprattutto che lo comprendano
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CULTURA
Lucio Dalla :Cara
3 marzo 2012

-"Cara"Lucio Dalla -

Ciao Lucio...

musica
Un po' di note "leggere"...
17 aprile 2010

-"This Love"feat Maroon5-


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permalink | inviato da diario_di_borgo il 17/4/2010 alle 22:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOCIETA'
L'Opinione: Amicizia,legami reali,legami virtuali
30 gennaio 2010

Noi ragazzi tra calcio, parole e sentimentipensavamo che durasse per sempre.

Eravamo adolescenti e non esistevano né internet né gli sms: pensavamo alle nostre relazioni come a un credere comune. Sentivamo che quelle erano relazioni profonde. E invece, contro ogni nostra immaginazione, si sono rivelate provvisoriedi ALESSANDRO BARICCO

QUEL che ricordo dell'amicizia ai tempi in cui non esisteva Facebook e nemmeno la Rete, le mail, gli sms l'ho scritto in Emmaus, nell'amicizia di quei quattro ragazzini diciassettenni che muovono il romanzo. I libri non sono mai, stupidamente, la verità, ma è vero che noi eravamo più o meno così, come quei quattro. Una cosa che ricordo bene, ad esempio, è che pensavamo l'amicizia come il prolungamento di una fede: fosse religiosa, come nel nostro caso, o anche laica, o politica, non importava. Anche il Toro andava bene. Ma era importante quel credere comune, non sarebbe bastata la simpatia né qualsiasi altra prossimità sentimentale.
A tenerci uniti era la certezza che stavamo combattendo insieme una qualche sotterranea guerra, di cui poi non capivamo neanche molto. In definitiva negli amici cercavamo meno un sollievo alle nostre solitudini che non l'iscrizione a un qualche eroismo collettivo. Ciò dava ai legami un tratto di necessità, o forse di sacralità, che ci faceva impazzire. Vi trovavamo una fermezza, un'inevitabilità, che non trovavamo altrove. Va da sé che non c'erano amici che non lo fossero per la pelle.
Come i quattro di Emmaus, da ragazzi costruivamo le amicizie su una bolla di dolore. Quando non c'era, ce la inventavamo, credo. Ma sempre ci si riconosceva a partire da una ferita, e ci si voleva bene - e quanto - scambiandoci il segreto della nostra tristezza. Ne sapevano poco le nostre famiglie, e niente il mondo: ma lo spazio di quel penare, che tenevamo segreto, dettava il perimetro di una luogo riservatissimo a cui proprio le amicizie, e solo loro, accedevano. Così essere amici significava condividere un segreto. E scambiare malinconia. Non voglio dire che fossimo depressi o pateticamente romantici (magari lo eravamo anche un po', ma non è quello il punto), voglio dire che quando cercavamo il massimo della vicinanza ci riusciva più facile farlo entrando nell'ombra dei nostri pensieri cupi, perché lì trovavamo la perfezione. L'allegria era meno interessante. Della felicità non ci accorgevamo.LEGGI TUTTO

Quando il contatto è digitale l'amicizia al tempo della Rete

Siamo animali sociali per eccellenza anche se gli studi neuro psichiatrici fissano a 150 il numero massimo di rapporti sostenibilidi VITTORIO ZUCCONI


COMPRENSIBILMENTE, e banalmente, la trasformazione dell'amicizia fisica in questa forma fluida e virtuale che Internet ha moltiplicato oltre ogni dimensione comprensibile a Dante, a Hobbes, a Dalla, a Charlie Brown, e anche ai primi sociologi come Emile Durkheim che un secolo fa studiarono i meccanismi della rete umana, ha prodotto i soliti spaventi da "signora mia, dove andremo a finire". Finiremo probabilmente da dove partì il primo uomo, o donna, che mise in guardia la famiglia dai rischi di quella fiamma bruciante sprigionata da un ramo secco, dalle mamme della generazione oggi grigia che veniva ammonita a stare lontana dallo schermo del video che "rovina la vista", passando per gli accademici britannici sicuri che i passeggeri dei treni sarebbero morti asfissiati nel risucchio dell'aria dai finestrini lanciati a 50 chilometri l'ora.
Non si conoscono innovazioni pratiche e cambiamenti di costume nella storia umana che non abbiano suscitato l'indignazione e l'ansia di ciceroni, cardinali, cassandre, accademici e custodi assortiti del "come eravamo". Il sospetto che assale scorrendo gli anatemi o le semplici preoccupazioni, di fronte alla fine dell'amicizia, del contatto umano, del rapporto fisico, è che siano terrorizzati soprattutto coloro che non capiscono eventi nuovi. E che, segretamente, temono di perdere quel potere di controllo sociale che fino a ieri sera possedevano. LEGGI TUTTO
CULTURA
Illusioni Ottiche...
31 maggio 2008
Il punto cieco



Chiudere l'occhio sinistro, e col destro fissare la croce.
A circa 30 cm dallo schermo, il puntino nero dovrebbe scomparire, lasciando al suo posto un'area bianca.
Il cervello infatti cerca di riempire lo spazio vuoto con lo sfondo più probabile.

Osservare  l'immagine seguente per rendersi conto di questo fenomeno.

La X Scompare e il cervello la sostitusce con la barra nera.

Questo fenomeno si verifica perchè
ciascun  occhio contiene un'area che non ha fotoricettori perchè c'è il nervo ottico. Non ci si accorge della mancanza di questo spazio perchè queste aree sono situate in punti opposti del campo visivo,pertanto gli occhi hanno dei "punti ciechi".


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aprile